Al Teatro Astra di Torino Fabrizio Gifuni racconta Pier Paolo Pasolini e Aldo Moro

30.03.2025

Due diversi e interessanti appuntamenti al Teatro Astra di Torino, sotto il titolo: "I fantasmi della nostra storia", con riferimento a Pier Paolo Pasolini e Aldo Moro. Per mercoledì 2 aprile (ore 19) e giovedì 3 aprile (ore 20) – riferisce un comunicato stampa – è in programma "Il male dei ricci. Ragazzi di vita e altre visioni". Da Scritti corsari, Lettere luterane, Ragazzi di vita, Poesia in forma di rosa, Seconda forma de La meglio gioventù di Pier Paolo Pasolini; ideazione e drammaturgia di Fabrizio Gifuni, con Fabrizio Gifuni. A quasi vent'anni dal debutto di 'Na specie de cadavere lunghissimo (2004) spettacolo culto, andato in scena per dieci anni consecutivi, ideato e interpretato dall'attore, con la regia di Giuseppe Bertolucci, Fabrizio Gifuni ritorna alle pagine di Pasolini con una nuova drammaturgia originale. La rilettura di Ragazzi di vita – romanzo d'esordio dello scrittore – interpolata e storicizzata con altri scritti pasoliniani (poesie, lettere, editoriali, interviste) dà vita a un racconto molto personale che l'attore-autore trasferisce in teatro, dialogando ogni sera con i rappresentanti della città, i cosiddetti spettatori, in un gioco di inedite prospettive e vertiginosi sdoppiamenti. L'attore si fa carico di portarci dentro le giornate di questi giovani ragazzi, ci restituisce la loro generosità e i loro egoismi, il comico, il tragico, il grottesco, la violenza di questo sciame umano che dai palazzoni delle periferie si muove verso il centro, in un percorso che è anche un rito di passaggio dall'infanzia alla prima giovinezza. Ma il corpo/voce di Gifuni ci costringe al contempo a misurarci con un fantasma poetico, una voce inquieta che continua a reclamare un ascolto. Ancora oggi in direzione ostinata e contraria.

Il comunicato stampa del Teatro Astra di Torino riferisce inoltre quanto segue. Venerdì 4 aprile (ore 21), sabato 5 aprile (ore 19) e domenica 6 aprile (ore 17) è in programma "Con il vostro irridente silenzio. Studio sulle lettere dalla prigionia e sul memoriale di Aldo Moro". Ideazione e drammaturgia di Fabrizio Gifuni, con Fabrizio Gifuni.

Aldo Moro durante la prigionia parla, ricorda, scrive, risponde, interroga, confessa, accusa, si congeda. Moltiplica le parole su carta: scrive lettere, si rivolge ai familiari, agli amici, ai colleghi di partito, ai rappresentanti delle istituzioni; annota brevi disposizioni testamentarie. E insieme compone un lungo testo politico, storico, personale, il cosiddetto memoriale. Le lettere e il memoriale sono le ultime parole di Moro, scritte nei 55 giorni della sua prigionia: quelle ritrovate o, meglio, quelle fino a noi pervenute. Un fiume di parole inarrestabile che si cercò subito di arginare, silenziare, mistificare, irridere. Moro non è Moro, veniva detto. La stampa, in modo pressoché unanime, martellò l'opinione pubblica sconfessando le sue parole, mentre Moro urlava dal carcere il proprio sdegno per quest'ulteriore crudele tortura. A distanza di quarant'anni il destino di queste carte non è molto cambiato. Poche persone le hanno davvero lette, molti hanno scelto di dimenticarle. Attraverso un doloroso e ostinato lavoro di drammaturgia, Fabrizio Gifuni si confronta con lo scritto più scabro e nudo della storia d'Italia.

Scrive Fabrizio Gifuni: "I corpi di Moro e Pasolini appartengono da circa 50 anni al palcoscenico della nostra storia di ombre. Gli spettri sono tecnicamente questo, corpi a cui non è stata data degna sepoltura e che per questo tornano, periodicamente, a far risentire la propria voce. I corpi e le scritture di questi due uomini rappresentano presenze fantasmatiche che tracciano un'invisibile linea di confine fra due Italie. C'è un prima e c'è un dopo Moro e Pasolini".

A. P.