"Casanova dell'infinita fuga": il teatro filosofico di Ruggero Cappuccio al Mercadante di Napoli

15.03.2025

Recensione teatrale di Irene Antonelli


Una bella prova di teatro filosofico, salutata dal pubblico con tantissimi applausi: "Casanova dell'infinita fuga", scritto e diretto da Ruggero Cappuccio, è in programma fino al 23 marzo 2025 al Teatro Mercadante di Napoli. Il lavoro di scrittura è di quelli che non si riscontrano tanto facilmente in questi tempi piuttosto avari. Per molti aspetti, l'icona della seduzione riesce a essere addirittura un personaggio inedito, grazie al filtro di un Ruggero Cappuccio in grande forma anche come regista, oltre che quale autore. Pertanto le note di regia hanno la sostanza non di uno scritto d'occasione, ma denotano una profonda riflessione sull'essere del teatro e – filosoficamente - sull'essere. "Soprattutto, Giacomo Casanova – scrive tra l'altro Ruggero Cappuccio - si manifesta attraverso la sua grande capacità di ascolto, l'assenza di ogni gelosia, la straordinaria inclinazione a scegliere creature che padroneggino la propria espressività erotica, e mirino ad un piacere esente da conflitti e limitazioni mentali borghesi. Il confronto con il mondo femminile nella stanza remota del castello di Dux innesca tenerezze e autoironie, mentre Casanova insegue, in quello che potrebbe essere l'ultimo appuntamento con la sua vita, l'idea di un se stesso che si che si realizza solo attraverso la condivisione del profondo con gli altri".

L'atmosfera della rappresentazione è di grande fascino, a volte inquietante, sospesa tra realtà e sogno, tra presente e memoria; commovente nelle battute conclusive. Il riferimento alla storia è evocato con precisione cronachistica: "La notte tra il 3 e il 4 giugno del 1798, Giacomo Casanova sospetta di dover morire. Il gentiluomo veneziano, mito vivente della seduzione, è ospite da tredici anni nel castello di Dux, in Boemia, dove il conte di Waldestein gli ha assegnato il ruolo di bibliotecario di palazzo. Dalle prime ore dell'alba una sequenza di indizi, che la sua intuizione mette in ordine, sembra annunciare l'avvicinarsi di un passaggio fatale". Ma Giacomo Casanova ha ormai un respiro senza tempo, comunque un tempo non cronologico; la sua è una presenza nella non-storia. Appunto perché – citiamo – "la regia si muove su un binario onirico e senza tempo, costruendo un "luogo di confine" popolato da personaggi femminili apparentemente freddi ma pieni di carnale ambiguità. Il testo dà vita ad una velenosa, partita a scacchi in cui brilla l'identità di uno degli uomini più discussi, amati e denigrati del XVIII secolo. Il velo di seduttore vanesio che ricopre Casanova presso l'immaginario collettivo cade inesorabilmente e rivela un grande autore, un uomo che scrive con rarissima e affilata modernità, che ama le donne e ne incontra sessualmente un numero di gran lunga inferiore rispetto alla superficiale moltiplicazione attribuitagli". Applausi più che meritati.


Crediti - "CASANOVA dell'infinita fuga", scritto e diretto da Ruggero Cappuccio, con Claudio Di Palma, voce delle donne Sonia Bergamasco; e con Emanuele Zappariello e Francesca Cercola, Viviana Curcio, Eleonora Fardella, Claudia Moroni, Gaia Piatti. Coreografie aeree FUNA: Maria Anzivino, Sara Lupoli, Marianna Moccia, Estelle Maria Presciutti, Viola Russo; musiche Ivo Parlati, costumi Carlo Poggioli, progetto scenico Ruggero Cappuccio, scenografi Paolo Iammarrone e Vincenzo Fiorillo, aiuto regia e progetto luci Nadia Baldi, assistente costumi Simona Melini, direttore di scena Domenico Riso, datore luci Francesco Adinolfi, macchinista Nunzio Romano, fonico Pasquale Belfiore, sarta Gina Ferri, assistente regia volontario Marco Napolitano, macchinista tirocinante Roberta Torriere, foto di scena Ivan Nocera, Produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale.