“La fabbrica delle donne”: le eroiche tabacchine di Sparanise in un libro di Bruno Ranucci

30.03.2025

Il libro di Bruno Ranucci, "La fabbrica delle donne" (470 pagine), racconta – come recita il sottotitolo – "La storia del Tabacchificio di Sparanise e dell'emancipazione femminile delle sue eroiche tabacchine".

Scrive Bruno Ranucci nella prefazione: "La presente ricerca, nata originariamente per un'analisi della critica situazione ambientale evidenziatasi nel 2015 e, sembra, ancora non interamente risolta, dopo circa un decennio dalla cessazione dell'attività produttiva presso il Tabacchificio di Sparanise (CE), oggetto della trattazione, si è ampliata nel corso dell'indagine con uno studio approfondito sulla presenza della manodopera femminile ivi impiegata, che originò, già dalla fine degli anni '50, un principio di emancipazione di quelle tabacchine, che doveva contribuire a mutare le condizioni sociali ed economiche del paese.

La riscoperta di questa "fabbrica delle donne" (così possiamo chiamarla per la preponderante presenza femminile) è il giusto riconoscimento a tutte quelle donne, giovani e meno giovani, che nell'arco di quasi un cinquantennio si alternarono in quell'opificio con spirito di sacrificio, (specialmente all'inizio, quando l'automazione era ancora lontana ed il lavoro, stressante e pesante era fatto esclusivamente a mano) e con l'orgoglio e la consapevolezza di rappresentare una ricchezza per la loro famiglia e per il loro paese.

Nonostante il campione delle persone intervistate non rappresenti, né poteva esserlo per il gran lasso di tempo trascorso, l'universo di quel mondo femminile, è possibile, tuttavia, ricavare dai loro racconti e dalle loro testimonianze quella transizione da un mondo agricolo ad un mondo industriale che interessò per tanti anni la loro terra e il mutamento della loro condizione di donne, finalmente affrancate da un'atavica subordinazione familiare.

Questa ricerca non vuole essere altro che uno dei tasselli di quel mosaico che delinea i tratti della nostra identità.

Questo lavoro ha avuto una lunga gestazione, due anni, complice un tenace Covid19, durante la quale è stata fatta, almeno per l'autore, una emozionante ricerca non basata tanto su documenti (pochi in verità) quanto sulla memoria di quelle tabacchine.

Chi scrive si è sentito in dovere di scavare negli anfratti dei loro ricordi, anche se con molta discrezione, inserendo nel testo spaccati di quotidianità, di tradizione e di umanità. Credo sia questo un modo appropriato di narrare per cercare di dare colore a questo racconto "storico", che altrimenti apparirebbe scarno e arido.

La ricerca si apre con una breve storia del tabacco, dalla sua scoperta alla sua diffusione in Europa e in Italia, con i riflessi che ebbe nella vita economica del nuovo Stato Unitario nato dall'annessione del Mezzogiorno al Regno Sabaudo.

Si passa, poi, alla storia del primo scandalo del Regno Unitario, collegato proprio alla gestione di questo "oro verde"; viene anche rievocato, nel corso della trattazione, un altro grande "affaire", legato allo scandalo del tabacco messicano, che, fortunatamente, sfiorò appena il tabacchificio di Sparanise con il coinvolgimento del suo fondatore, l'onorevole Carmine De Martino, autore di una truffa colossale (miliardaria!) ai danni dello Stato, con l'aiuto del Ministro delle Finanze dell'epoca, Giuseppe Trabucchi, una vicenda che minò, drammaticamente, la credibilità delle istituzioni dell'Italia repubblicana.

Le due vicende, illustrate con ampio ricorso ai verbali dei lavori parlamentari del tempo e ai servizi giornalistici della grande stampa nazionale, servono a ribadire quanto fosse importante nel nostro paese il tabacco e gli interessi che vi gravitavano intorno.

Nel prosieguo, viene dato risalto alla trasformazione delle nostre campagne a seguito della coltivazione di questa nuova pianta che, specialmente nell'Italia meridionale, portò al quasi abbandono della coltivazioni di altri seminativi.

La lavorazione del tabacco, in effetti, almeno a Sparanise, non segnò il passaggio dal lavoro agricolo a quello industriale, perché, grazie alla nascita del tabacchificio, le nostre campagne rifiorirono, dedicandosi quasi esclusivamente alla coltivazione di questa nuova pianta.

In pochi anni, infatti, le campagne, che fino a qualche tempo prima erano inondate da grano e granturco e, nelle zone limitrofe, anche dalla canapa, ora erano delle grandi distese verdi della pianta del tabacco.

Si arriva all'apertura dello stabilimento di Sparanise, al tipo di lavorazione del tabacco, alle varie qualità trattate.

La narrazione si sviluppa, poi, con la nascita e le lotte del primo movimento sindacale delle "tabacchine" a Sparanise e nella nostra provincia di Caserta, una pagina gloriosa dimenticata, passando per le dirette testimonianze di molte di loro che lì maturarono una nuova coscienza di donna e di lavoratrici, lì conquistarono la loro collocazione nella società, consapevoli dei loro diritti e del loro nuovo ruolo non solo in famiglia.

Continua con le mutate condizioni del mercato del settore, con cenni ai continui cambiamenti di proprietà e della ragione sociale della ditta (invischiata anche in un pesante contenzioso con la Commissione della CEE) dopo il ritiro dei soci americani, per finire, più tardi, dopo la sua chiusura, alla scoperta della pericolosità del sito, alla sua problematica bonifica, una questione, questa, che si è trascinata fino ai giorni nostri.

Si chiude, illustrando una serie di proposte, alcune già avanzate per scopi non propriamente produttivi o industriali, di un possibile riuso di questo imponente stabilimento, storia e memoria di un passato glorioso, ma che, potenzialmente, potrebbe ancora offrire per il futuro un'altra possibilità di rinascita economica di tutto il paese.

Non mancano nel testo numerose SCHEDE per approfondire alcune situazioni, temi e personaggi incontrati nella ricerca.

Sono convinto, anche a rischio di essere preso per presuntuoso, che gli argomenti trattati – il lavoro delle donne, il rapporto tra campagna e industria, l'emancipazione femminile, il riuso delle aree dismesse – al di là della indifferenza fino ad ora dimostrata da molti, abbiano, in realtà, un valore simbolico universale, delineando una storia del nostro paese, per certi versi, affascinante, che valeva la pena di essere raccontata e conosciuta anche al di fuori dell'ambito locale".

M. P.